Translate on your language!

martedì 5 novembre 2013

La musica secondo Tom Jobim: esce domani con Feltrinelli un libro + DVD sul padre della Bossanova



Nelson Pereira Dos Santos racconta Tom Jobim attraverso filmati imperdibili in cui la Bossa Nova è cantata, suonata, da grandi interpreti che hanno contribuito a farla girare per il mondo.  Gal Costa, Frank Sinatra, ma anche Mina, Diana Krall, Chico Buarque, tanti, tanti altri ancora, e naturalmente lo stesso Tom Jobim. Un collage prezioso,e un libro di supporto: contributi di Dora Jobim, che racconta questa avventura filmata, Ermanno Basso (produttore CAMJAZZ), Gianluca Damiano (che firma le interviste a Paulo Jobim e al regista Dos Santos) e.... una postfazione di Daniela Floris.  

Musica da vedere, da leggere e da ascoltare. Da domani in 

libreria!  Qui sotto il link IBS.  

A Mùsica segundo Tom Jobim

AMIRI BARAKA al Teatro Manzoni di Milano, per "Aperitivo in Concerto": le foto di Daniela Crevena

Le bellissime immagini di un evento irripetibile svoltosi domenica 27 ottobre al Teatro Manzoni, per la rassegna Aperitivo in Concerto.

Un poeta, i suoi musicisti, un 'atmosfera che speriamo vi arrivi da queste foto scattate dalla Crevena. Lo sapete... la musica è bello anche guardarla! E qui c'è anche la poesia.  D&D
·         voce Amiri Baraka
·         sassofono contralto René McLean
·         pianoforte D. D. Jackson
·         contrabbasso Calvin Jones

·         batteria Pheeroan AkLaff

AMIRI BARAKA



RENE' MCLEAN


D.D.JACKSON

CALVIN JONES

PHEEROAN AKLAFF



























martedì 29 ottobre 2013

Singin’ Ornette – Barbara Raimondi 4tet al Folk Club per Radio Londra

Torino, Folk Club, 26 ottobre 2013

Rassegna “Radio Londra”

Barbara Raimondi, vocals
Tony Kofi, sax
Furio Di Castri, contrabbasso
Enzo Zirilli, batteria


Cantando Ornette Coleman



Articolo Daniela Floris 

Foto di repertorio Daniela Crevena

BARBARA RAIMONDI

Come si fa a rendere cantabile Ornette Coleman, il sax del Free Jazz, che tra i primi ha destrutturato melodia ed armonia in favore di una totale libertà espressiva?
E’ semplice, anzi non lo è.
Ci vuole una cantante che che sia  musicista e Jazzista. che conosca bene ed ami Ornette Coleman. Che sappia non solo cantare ed interpretare i suoi temi certamente non semplici, e i suoi arditissimi soli, ma che decida di trascriverseli, di dar loro parole rendendoli veri e propri brani. Che ne ipotizzi un arrangiamento senza strumento armonico (in stile ornettiano) – il che è un’ ulteriore prova di bravura, perché i fattori di cui tener conto perché alla fine il progetto non risulti ostico sono tantissimi.
Questa musicista così ambiziosa eppure così umile nell’ approcciarsi ad un gigante del Jazz c’è, ed è Barbara Raimondi, che per ben due anni ha curato amorevolmente un progetto che è diventato cd: “Singin’ Ornette” , presentato al Folk Club di Torino in occasione dell’ apertura della preziosa Rassegna “italo – britannica” voluta dal batterista Enzo Zirilli.




Il risultato di tutto questo lavoro si è percepito in tutto il suo valore proprio nel bellissimo concerto live al Folk Club.: intenso, divertente e (appunto) tutt’ altro che ostico. Difficile, ma non ostico. “Canzoni Free”, energiche ma anche dolci, fluide, una rivisitazione di Coleman del quale,  per un piccolo miracolo di bravura si  riesce ad esaltare un inusuale aspetto melodico pur senza snaturarne l’ aspetto più squisitamente “Free”.   Merito innanzitutto della voce di Barbara Raimondi, dal timbro dolce e pieno di sfumature sottili ma anche potente, tanto da poter duettare con un sax senza esserne fagocitata (natura e tecnica in un mix perfetto): una voce capace di rendere armonici ed armoniosi anche temi  che sarebbero di per se piuttosto aspri dal punto di vista dell’ andamento ritmico - melodico.   I duetti con il sax del bravissimo Tony Kofi (che con Ornette ha collaborato, e del quale dunque conosce il suono non solo per averlo studiato o ascoltato), sono dovuti ad una scelta stilistica precisa: i due procedono all’ unisono durante la presentazione e la riproposizione dei temi, rendendone  ancora più chiaro ed intellegibile l’  andamento. Oppure si sdoppiano omoritmicamente, dando luogo a bicordi che ricostruiscono l’ ambito armonico “mancante”,  fornendo (insieme al prezioso Furio Di Castri) i punti di riferimento necessari alla esatta percezione  di ciò che sta accadendo  musicalmente.

ENZO ZIRILLI

FURIO DI CASTRI 

TONY KOFI (Foto NON Crevena scattata da Floris con Iphone)

Quando Kofi esplode nei suoi soli (in clima ornettiano ma con stile personalissimo)  e la voce tace, Di Castri garantisce il necessario e fondante apporto armonico dando continui punti di riferimento ma allo stesso tempo disegnando vere e proprie linee melodiche che si intrecciano con le  note del sax. Ed è un piacere anche ascoltare le ondate dinamiche create dal dialogo accattivante tra batteria e sassofono:  quando Kofi intensifica i fraseggi, durante i suoi soli, Zirilli è lì che sottolinea e offre ulteriori spunti intensificando il suo drumming . Quando l’ intensità si ammorbidisce, i battiti diventano più rarefatti. Nessuno dei due prevarica sull’ altro, ed il risultato è un suono energico ma elegante .
Quasi una quadratura del cerchio, "Singin’ Ornette", da ascoltare con grande attenzione.
Radio Londra al Folk Club comincia bene: e continuerà una volta al mese con ospiti provenienti dalla Gran Bretagna. Tenetevi aggiornati, se vi piace il Jazz,  perché ne vale la pena!













lunedì 7 ottobre 2013

CHRIS POTTER Underground al BLUE NOTE di Milano. Le foto di Daniela Crevena

Guardate la musica con noi? Approfittando degli scatti di Daniela Crevena, che è stata a Milano, il 25 settembre 2013, al Blue Note per ritrarre Chris Potter in quartetto.

Ecco la formazione completa:

Chris Potter sax
Adam Rogers chitarra
Fima Ephron basso
Nate Smith batteria

Le atmosfere del Jazz si percepiscono, con le foto. W il Jazz! D&D 




CHRIS POTTER Underground Quartet

CHRIS POTTER

CHRIS POTTER


NATE SMITH

ADAM ROGERS

NATE SMITH

NATE SMITH

FIMA EPHRON

ADAM ROGERS

FIMA EPHRON

CHRIS POTTER




NATE SMITH











mercoledì 21 agosto 2013

Una serata al Fano Jazz by the sea!

Fano Jazz: un Festival che anche quest' anno è arrivato a realizzarsi sul filo del rasoio della crisi economica (e culturale), e anche quest' anno ce l' ha fatta. Per fortuna, possiamo dirlo? No, per l' impegno profondo degli organizzatori:  l' eroico Adriano Pedini, direttore artistico  che non molla mai, e che ha portato sul palco anche stavolta sul palco concerti di pregio nonostante tutto. L' instancabile Viviana Bucci alle pubbliche relazioni.  I Festival non sono tutti uguali.  Alcuni procedono d' ufficio, vanno avanti con finanziamenti sicuri, e, pur risentendo della "congiuntura" sono appuntamenti fissi.
Altri ogni anno devono stringere i denti, organizzarsi, patire l' ansia di non farcela: quando ce la fanno è una vittoria non solo per le associazioni, o i piccoli comuni che li hanno organizzati, ma per la cultura, per il Jazz, per il pubblico. Lunga vita dunque a Fano Jazz, festival oramai storico (anche se non procede d' ufficio), dalle location suggestive (la corte Malatestiana ma quest' anno anche la chiesa di San Francesco), in cui ascoltare musica è un piacere, e dove l' atmosfera è particolarmente vibrante.

Ho preso la macchina da Roma apposta per andare a Fano, e come ogni anno ne è valsa la pena.
Il concerto era quello di Trilok Gurtu, e qui ve ne do' conto.  Le foto di Gurtu sono di Daniela Crevena, ma scattate a Perugia non più di due settimane prima.  







TRILOK GURTU BAND - Spellbound

Corte Malatestiana, ore 21,15

Trilok Gurtu - percussioni, voce; 

Frederic Köster - tromba; 
Jonathan Ihlenfeld Cuniado - basso elettrico,contrabbasso;
Tulug Tirpan - pianoforte, tastiere

Un omaggio a Don Cherry, un affettuoso tributo reso da questo strumentista versatile e culturalmente "ecumenico", che nel suo album da poco uscito annovera grandi trombettisti tra cui Akinmusire, Fresu, Molvaer e molti altri.
Il concerto comincia in modo suggestivo,l' atmosfera ci porta in oriente, e non solo per il suono delle percussioni, dal ritmo incalzante ed inequivocabile, ma anche per quei suoni pieni e sospesi, tutti sulla settima di dominante. Ma l' Oriente è solo una delle suggestioni che questo batterista - percussionista indiano decide di far librare nell' aria.
I suoi concerti sono sempre una sapiente mescolanza di musiche, ritmi, armonie - ma non parliamo di fredde citazioni cucite "a patchwork", in sequenza "strappa applausi", tanto per stupire.
Parliamo invece di fantasia, capacità espositiva, di tessuto armonico tanto variegato quanto sfumato, in cui non si percepiscono bruschi passaggi da un suggerimento all' altro. Si fluttua: tra accordi blues, momenti di quasi silenziosa tensione, piccoli stop times, soli di percussioni e scat, acrobazie alla batteria, dialoghi tra batteria e il poderoso ma elegante pianoforte di Tirpan, percussioni e tromba, momenti quasi fiabeschi e episodi di vero e proprio funky: per passare alla musica psichedelica, e magari tornando di nuovo al tema iniziale e rifare tutto daccapo.
Koster alla tromba si cimenta con brani di Miles, Gillespie, Cherry, senza alcuna difficoltà, ottimamente supportato da Cuniado e Tirpan.  Interplay, fantasia e sicuramente un leader, Gurtu, carismatico, trascinante, che l' interplay sa coltivarlo ed incoraggiarlo.
Parla e scherza con il pubblico, Gurtu, ma quando suona non scherza affatto. La sua mano si divide in settori, una parte strofina, le dita tamburellano, le pelli si accendono di battiti e vibrazioni, sembra di udire un contrabbasso ma Cuniado è al basso elettrico, e sembra anche che ora taccia come è possibile? E' possibile perchè quel suono è Gurtu che lo produce: eppure non c'è nulla di circense in quella performance.

Poco più di un' ora di musica (alle 23 c'è il concerto alla chiesa di San Francesco) in cui ogni secondo è denso di.. musica. Gli applausi sono entusiastici e, bisogna dirlo, meritatissimi.    




MARCO PACASSONI QUARTET


Marco Pacassoni: vibrafono

Enzo Bocciero, pianoforte - tastiere

Lorenzo De Angeli, basso elettrico
Matteo Pantaleoni: batteria, percussioni

Padronanza tecnica, dinamiche curatissime, un suono garbato, ricerca raffinata di atmosfere tenui ma anche sinuose, in una cornice bellissima quale questa chiesa diroccata con luna splendente sopra il palco: Marco Pacassoni ha suonato musica quasi tutta originale dimostrando un amore incondizionato per il suo strumento, il vibrafono, che di certo padroneggia con disinvoltura in maniera anche piuttosto espressiva.
E' di Fano Pacassoni, è un prodotto del territorio, ed è giusto che emergano giovani musicisti da ogni angolo d' Italia, valorizzati in loco durante  festival in cui gli organizzatori sono giustamente orgogliosi della loro musica e la propongono promuovendola .
Uno "Spain" di Chick Corea eseguito alla perfezione (in omaggio al grande Gary Burton) dimostra una grande competenza tecnica. Ottimo interplay con Bocciero, De Angeli e Pantaleoni. Un bel concerto in un posto magico. 



martedì 20 agosto 2013

Il nostro report per Jazzitalia di UMBRIA JAZZ 2013

Se vi fosse sfuggito questo è il nostro report per Jazzitalia dei cinque giorni passati ad Umbria Jazz.

Leggerete e guarderete sui concerti di Diana Krall, Igor Butman e Moscow Orchestra, Jan Garbarek con Trolok Gurtu, Paolo Fresu ed Omar Sosa, Keith Jarrett (???????!!!) , Eduardo De Crescenzo, Renato Sellani e Danilo Rea, Giovanni Tommaso Quintet, Gabriele Mirabassi ed Edmar Castaneda, John Legend, Mario Biondi, Pino Daniele, Roberto Gatto Trio.

Parole di Daniela Floris, foto di Daniela Crevena.  D&D

Cliccate QUI