Laigueglia risuona in ogni piazza rullanti, piatti, tom. Sul palco il sound check dei musicisti che suoneranno la sera. La gente si ferma incuriosita ad ascoltare e guardare i workshop tenuti dai batteristi e dei percussionisti che partecipano al Festival e che non si limitano a suonare la sera ma entrano a far parte del tessuto vitale di questa cittadina per quattro giorni.
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sabato 20 giugno 2015
lunedì 8 giugno 2015
Alba Jazz IX edizione, il gran finale!
Alba Jazz si conclude a piazza Cagnasso con un concerto che ha attratto una platea di circa mille persone. La serata era già cominciata nel pomeriggio con gli aperitivi in musica in tutti gli angoli di strada. Una domenica tutt' altro che silente e di sonnolento riposo.
domenica 7 giugno 2015
Alba Jazz IX Edizione, terza serata!
E' oramai tradizione: il sabato pomeriggio non c'è Alba Jazz senza marchin' band. Da piazza Duomo a piazza Savona musica, coreografie, gente in corteo che balla, bambini impazziti di gioia seguono la P Funking Marchin' Band , che dà il via ad una lunga serata di musica che si prospetta con un' incognita sul concerto in piazza Savona: la finale di Champions League, nientedimeno che Juventus - Barcellona.
sabato 6 giugno 2015
Alba Jazz IX edizione, seconda serata!
La nostra serata è cominciata presto già alle 19,
passeggiando per le vie di Alba e ascoltando musica davanti ai bar principali
della città: ci siamo imbattute in Mattia Barbieri, Daniele Tione, Dino
Contenti ; nel Trio Monne (Monne Bellavia, Jacopo Albini, Gaetano Fasano; e
nei Noveau Vintage. Musica ad ogni angolo di strada sorseggiando un aperitivo
prima di trasferirci in Piazza Savona: si comincia alle 1930 con un bel
concerto di blues della "Longs Valley Blues Band". Le due vocalist Ginger Brew e Dilu Miller,
ben supportate da una nutrita sezione strumentale, interpretano con le loro
voci possenti brani anche
venerdì 5 giugno 2015
E' cominciata Alba Jazz IX Edizione!
Siamo arrivate ieri sera in tempo per l' apertura di questo Festival arrivato già alla nona edizione. Ed è un Festival dedicato con affetto, nostalgia, incredulità a Marco Tamburini, scomparso da pochi giorni per un assurdo incidente stradale e ricordato da colleghi, amici, e tutte le persone che con lui abbiano avuto anche solo un fugace contatto come grande musicista e uomo gentile, intelligente, ironico. Uno di quegli artisti che lasciano una traccia.
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lunedì 23 marzo 2015
Avishai Cohen - Justin Brown - Yoni Zelnik al Blue Note Milano
Questo è quello che è successo al Blue Note Milano domenica primo marzo. Sono saliti sul palco Avishai Cohen (tromba), Justin Brown (batteria) e Yoni Zelnik (contrabbasso)con il progetto Triveni. Avishai Cohen ha il dono della comunicatività ed è sempre un privilegio sentirlo suonare. Enjoy!Foto (naturalmente!) di DANIELA CREVENA. Il jazz si guarda, anche! D&D
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| Justin Brown |
sabato 7 marzo 2015
Jazz Room, le interviste di Silvia Barba a Radio Jazz Channel
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| Silvia Barba fotografata da Paolo Soriani |
martedì 3 marzo 2015
Greta Panettieri Quintet ad Atina Jazz Winter 2015: classe e divertimento
Mina e non solo! Un viaggio in JazzAtina, sala di rappresentanza Palazzo Ducale, ore 22
Greta Panettieri: voce
Andrea Sammartino, pianoforte
Daniele Mencarelli, basso
Francesco Fratini, tromba
Armando Sciommeri, batteria
La foto è stata scattata con Iphone di Daniela Floris e sistemata (per quanto si poteva) da Daniela Crevena di Bergamo
Nonostante tutto dunque, sale sul palco della bellissima sala di rappresentanza del Palazzo Ducale, una cantante che non è certo ormai più da definirsi “emergente”: pur essendo molto vicina al mondo del Jazz Greta Panettieri sta scavallando il Jazz stesso , gira in radio ed è sempre più visibile grazie ad un mix evidentemente vincente: una vocalità ed una voce da virtuosa, una grande musicalità, un repertorio che spazia dal Jazz alla musica brasiliana fino alla musica italiana degli anni 60 (l’ ultimo suo disco che rilegge il repertorio di Mina “non gioco più” sta avendo davvero un grande successo, il che la avvicina anche a chi non è propriamente appassionato di Jazz). E poi ancora arrangiamenti originalissimi (dal punto di vista armonico – ritmico) e una capacità indiscutibile a “tenere il palco”: Greta Panettieri canta benissimo, ma sa anche fare spettacolo, sorridere, trascinare il pubblico. Non ultimo ha con se ottimi musicisti che assecondano queste indubbie capacità ma sono anche musicalmente propositivi. L’ affiatamento è evidente, la preparazione musicale è ottima e dunque il concerto oltre che essere divertente, frizzante, è anche interessante perché propone un accesso nuovo a brani anche molto noti.
Cimentarsi con il repertorio di Mina non è certamente semplice. E spesso, devo dire amaramente, le cantanti che lo fanno hanno un approccio che si rivela da subito perdente: Mina diventa il lasciapassare per mostrare solo e soltanto una presunta “bella voce” di colei che decide di interpretarne i brani. Ma nella maggior parte dei casi non solo le vocalità risultano esili, esigue, rispetto al modello, ma ci si trova davanti “tributi” che inevitabilmente, risentono dell’ accostamento inevitabile anche ad una personalità di tale forza da essere praticamente irraggiungibile.
Come fa Greta Panettieri a non uscire “perdente” dal paragone con Mina? Prima di tutto ha una voce tecnicamente perfetta, è una virtuosa, ed ha un suo timbro ben riconoscibile. Ma soprattutto NON si paragona. Si diverte, diverte, non copia, non si pavoneggia. Ovvero, per sintetizzare, è ironica. Per cui, quando attacca con uno dei successi che più identificano Mina, ovvero “Brava”, brano funambolico e virtuosistico cucito proprio su Mina dal maestro Bruno Canfora, chi ascolta non ha la sensazione della spacconeria, “ci riesco benissimo anche io, sono brava come Mina”. Greta Panettieri, geniale, lo trasforma in un brano jazzistico e lo canta in “scat”, senza le parole, e tu che ascolti, ascolti un bel brano di Jazz, cantato benissimo, e con il quartetto Jazz che suona il Jazz. Ecco la chiave! E allora via libera a Greta che canta, sorridendo e divertendosi, Mina, la nostra icona della canzone italiana degli anni settanta. Tutti i brani sono godibili, e divertenti , e cantati e suonati benissimo. Greta può farlo, con leggerezza ma con una preparazione ferrea che le permette proprio questa umile e affettuosa leggerezza.
Con lei musicisti di valore, per cui è bello ascoltare la musica sia nell’ interazione con la voce ma anche negli spazi strumentali. Il trio è un ottimo trio jazzistico, a partire da Andrea Sammartino al piano che disegna molto bene ed in maniera personale le diverse atmosfere del “Viaggio in Jazz”, dalle suggestioni latine, a quelle prettamente Jazzistiche, a quelle del pop di alto livello. Il basso di Daniele Mencarelli, veramente fondamentale nello strutturare in maniera creativa il suono e l’ andamento complessivo di questo spettacolo in musica: un collante di classe, granitico ma allo stesso tempo con valenze melodiche accattivanti. La tromba del giovanissimo Francesco Fratini , un suono elegante ma non timido, belli i suoi soli, incisivi i suoi fraseggi. E dulcis in fundo, devo dire, la batteria di Armando Sciommeri. Un groove veramente trascinante. Un suono morbido, fantasioso, tanto garbato quanto assertivo, una musicalità che non prevarica ma che ha una presenza determinante. Veramente un bravo, bravissimo batterista.
E dunque riassumendo, un concerto da guardare ed ascoltare: divertimento e classe garantiti
venerdì 13 febbraio 2015
Jazz al Teatro Parenti - Kenny Werner Trio
Il Jazz ha trovato casa al Teatro Parenti. La rassegna è iniziata con il concerto del trio di Kenny Werner formato da Kenny Werner al piano, Ari Hoenig alla batteria e Johannes Weidenmueller al contrabbasso. Voluta dal Teatro Parenti e dalla sua direttrice Andrée Ruth Shammah con la guida artistica di Gianni Gualberto Morelembaum è svolta in collaborazione con gli Aperitivi in Jazz del Teatro Manzoni, mantenendone la formula del concerto la domenica mattina. Il pubblico numeroso ed entusiasta ha dimostrato di essere ben disposto a questo tipo di appuntamento. Gianni Gualberto Morelembaum ha presentato il concerto del Kenny Werner trio affermando che il Teatro Parenti aspira a divenire "la casa del Jazz". Glielo auguriamo! La rassegna ve la raccontiamo a modo nostro, con le immagini...
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| Kenny Werner |
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| Kenny Werner |
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| Kenny Werner |
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| Kenny Werner - Ari Hoenig - Johannes Weidenmueller |
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| Kenny Werner |
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| Kenny Werner |
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| Ari Hoenig |
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| Ari Hoenig |
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| Ari Hoenig |
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| Ari Hoenig |
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| Kenny Werner |
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| Kenny Werner |
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| Johannes Weidenmueller |
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| Ari Hoenig |
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| Johannes Weidenmueller |
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| Kenny Werner |
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| Johannes Weidenmueller |
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| Kenny Werner |
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| Kenny Werner - Johannes Weidenmueller |
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| Kenny Werner |
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| Kenny Werner |
martedì 18 novembre 2014
Jason Moran e Robert Glasper tra Milano e Roma!
Li abbiamo intercettati tra Milano e Roma: Dani Crevena li ha fotografati alla Rassegna del Teatro Manzoni "Aperitivo in concerto" a Milano. Dani Floris li ha ascoltati a Roma all' Auditorium Parco della Musica per il Roma Jazz Festival.
Questo è il report dunque di due eventi, perchè la musica si guarda e si ascolta!
Milano e Roma , 16 e 17 novembre
Jason Moran, pianoforte
Robert Glasper, pianoforte e pianoforte elettronico
Questo è il report dunque di due eventi, perchè la musica si guarda e si ascolta!
Milano e Roma , 16 e 17 novembre
Jason Moran, pianoforte
Robert Glasper, pianoforte e pianoforte elettronico
Jason
Moran e Robert Glasper sono due veri e propri talenti del pianismo americano,
molto diversi tra loro. Moran con una espressività sincera ma più strategica,
compositiva, volutamente costruita attraverso diverse soluzioni sonore anche
“altre” dal pianoforte, con una tendenza a giustapporre tra loro episodi
“chiusi” e creare raffinati e godibili mosaici musicali; Glasper più
torrenziale ma anche più intimista, più emotivamente narrativo, alla costante e
percettibile ricerca del tocco giusto per esprimere un sentire che sembrerebbe
dell’ immediato.
Eppure
queste differenze nel loro concerto a due pianoforti si traducono in una
irresistibile complementarietà: non tanto due opposti che si attraggono, ma
piuttosto due metà di una mela che tende a ricostituirsi in un intero. Sarà forse perché entrambi
hanno una benefica permeabilità al modo sonoro che li circonda, all’infuori del
Jazz. Sarà probabilmente che entrambi sono tutt’altro che narcisisticamente
chiusi in se stessi, o forse anche perché entrambi hanno una solida
preparazione accademica ma anche un vero e proprio culto per i grandi del Jazz,
come Thelonius Monk, o Herbie Hancock, e di molti altri grandi del pianoforte
Jazz, a partire dai pionieri del pianoforte di Harlem degli anni '20.
Fatto
sta che durante questo concerto per due pianoforti per un’ ora e mezzo di
musica non abbiamo ascoltato due pianoforti, ma un’ unica ondata di musica
bilanciata, un pianoforte al quadrato, per essere più chiari, una serie quasi
infinita di spunti che si inanellavano in un viaggio nel jazz di entrambi,
incrociati e agganciati tra loro alla perfezione proprio in virtù delle loro
differenze divenute reciproci appigli, giacché di certo due superfici lisce ed
identiche tra loro non possono che scivolare via.
E così anche i ruoli si sono scambiati di
continuo: l’ uno accompagnava, l’ altro cantava; l’ uno costruiva lunghe frasi
melodiche, l’ altro contrastava con accordi dissonanti.
Ma
oltre ai contrasti in contemporanea accadevano anche sapienti stop con frasi spezzate in totale sintonia sonora, o
graduali assottigliamenti del suono fino alla vera rarefazione, o l'
inspessirsi fino al volume massimo dell' andamento percussivo, per accordi, che
diveniva a tratti addirittura sontuoso.
Quando l’ uno ha abbandonato
il palco per lasciare solo l’ altro, nonostante le grandi differenze
stilistiche la continuità “narrativa” sembrava non fermarsi mai.
Molta improvvisazione
libera ma su temi fortemente vicini ad entrambi: Monk, Hancock, lo stride, ma
anche la musica del rapper Scarface a dare ossigeno, freschezza, ad un
repertorio che di “repertorio” ha solo il nome, poiché tutto è riletto in
chiave nuova, fresca, originale. C’è la storia del Jazz in questo
concerto, c’è il blues, ma si fatica a riconoscere i brani, per quanto sono
metabolizzati e ricreati da questi due artisti entrambi dalla personalità
prorompente.
L'
unico limite di tanta positività è probabilmente la forma in “suite”, fatta di
lunghi episodi, e raccordi che introducono altri lunghi episodi, senza
soluzione di continuità. Ovvero i due hanno
suonato (splendidamente, certo) quasi di continuo, molto, forse troppo
lungamente, negando quelle interruzioni che provocano, in chi ascolta, una
sorta di benefica “fame di musica”. In questo caso, pur risultando Glasper e
Moran certamente ipnotici e coinvolgenti , in realtà per chi vi scrive è
avvenuta anche una sorta di assuefazione al suono, con conseguente bisogno di
forzarsi per apprezzare ogni sfumatura ed evitare di percepire il tutto come
“monocorde”: il che assolutamente non
era.
Sono state preziose le poche parole,
forse troppo poche,pronunciate da questi due artisti così riccamente ispirati.
Perchè di sicuro questo bel concerto non è stato solo un flusso ininterrotto di
improvvisazione amorfa, che prevederebbe una sorta di lasciarsi andare rituale:
un appassionato timoniere in casi come questo è essenziale per rendere visibili le bellezze
nascoste di un vero viaggio creativo nel Jazz.
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